Mario Sironi, Paesaggio (Presistoria)

Mario Sironi, il maestro del Novecento italiano

Mario Sironi (Sassari, 12 maggio 1885 – Milano, 13 agosto 1961) è stato un pittore italiano, fra gli iniziatori del movimento artistico del Novecento nel 1922 a Milano. È stato anche scultore, architetto, illustratore, scenografo e grafico.

Nel 1902 si iscrive alla Scuola Libera del Nudo in via Ripetta. In questo periodo incontra Umberto Boccioni e Gino Severini, frequenta la cerchia di Giovanni Prini e lo studio di Giacomo Balla. Seguendo quest’ultimo si avvicina al divisionismo.

A partire dal 1913, ispirato dall’opera di Boccioni, si avvicina al futurismo, che interpreta però alla luce della sua incessante ricerca volumetrica. Nel 1915 firma il manifesto futurista L’orgoglio italiano.

Nel 1919 partecipa alla Grande Esposizione Nazionale Futurista, esponendo quindici opere prevalentemente sul tema della guerra. Ormai, però, suggestioni metafisiche mutuate da Carlo Carrà e Giorgio De Chirico pervadono la sua pittura.

Nel gennaio 1920, con Achille Funi, Leonardo Dudreville e Luigi Russolo, Sironi firma il manifesto futurista Contro tutti i ritorni in pittura, che nonostante il titolo contiene già molte istanze del futuro Novecento Italiano. In marzo partecipa a una collettiva nella neonata Galleria Arte, dove espone per la prima volta i paesaggi urbani.

Nel dicembre 1922 fonda con Anselmo Bucci, Gian Emilio Malerba, Pietro Marussig, Ubaldo Oppi e ancora con Dudreville e Funi, il Novecento Italiano, che si presenta per la prima volta a Milano, alla Galleria Pesaro nel marzo 1923. Animato dalla Sarfatti, il movimento aspira a una “moderna classicità”, cioè a una forma classica, priva di pittoricismi ottocenteschi.

Nel 1931 è invitato con una sala personale alla I Quadriennale di Roma. Nel 1933 alla V Triennale coordina gli interventi di pittura murale, chiamando i migliori artisti italiani a realizzare decorazioni monumentali.

Nel 1949-1950, Sironi aderisce al progetto della importante collezione Verzocchi, sul tema del lavoro, inviando, oltre ad un autoritratto, l’opera intitolata appunto Il lavoro. Poco considerato da critici come Longhi, Venturi, Argan, in questi anni rifiuta polemicamente di partecipare alle Biennali di Venezia, ma continua a esporre in Italia. Nel 1955 esce la monografia, tuttora fondamentale, Mario Sironi pittore di Agnoldomenico Pica. Nel 1956 è eletto Accademico di San Luca.

Ricoverato in una clinica di Milano per una broncopolmonite. Muore pochi giorni dopo, il 13 agosto 1961.