Nato a Quargnento in provincia di Alessandria nel 1881 Carlo Carrà, Maestro indiscusso del Novecento italiano, oltre che pittore, fu per lungo tempo anche critico d’arte sulle pagine dei quotidiani e periodici dell’epoca e scrittore; la maggior parte dei suoi scritti furono raccolti dal figlio, Massimo Carrà, nel volume “Segreto professionale” edito da Vallecchi nel 1962.

Una raccolta di saggi, recensioni, testi critici che ci restituiscono la grandezza di un artista protagonista dell’arte del suo tempo. Lasciata la famiglia all’età di dodici anni lo troviamo a lavorare come decoratore a Valenza, Milano, Parigi, Londra per poi far ritorno a Milano dove dal 1906 frequenterà l’Accademia di Belle arti di Brera.

Al termine degli studi aderirà al Futurismo firmando, nel 1910 il relativo Manifesto, insieme a Boccioni, Balla, Russolo, Severini, e divenne collaboratore costante delle riviste “La Voce” e “Lacerba”. Dal 1916 insieme a De Chirico abbraccia la pittura metafisica e dal 1919 inizia la collaborazione con “Valori plastici”, rivista nata a Roma, sulle cui pagine promuoverà la diffusione delle sue teorie estetiche orientate al ritorno al classicismo pittorico e alla cultura figurativa del Trecento e Quattrocento.

Appartiene a questo periodo l’opera “L’ovale delle apparizioni” datata 1918, oggi conservata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, opera “manifesto” realizzata contemporaneamente al primo numero di “Valori Plastici” in cui l’artista descriverà gli elementi costitutivi della composizione: il palazzo borghese, l’antenna del telegrafo, l’uomo elettrico, la statua arcaica, l’enorme pesce di rame, tutti elementi del “dramma delle apparizioni”.  

 

Sebastiana Gangemi

×

 

Contattaci!

Scrivici per aver maggior informazioni sui nostri prodotti

×